Digitale et Chimica

Decimo Parallelo Nord

Decimo Parallelo Nord

Decimo Parallelo Nord Fotografia contemporanea da India e Sudamerica   La Fondazione Cassa di Risparmio di Modena presenta al pubblico le nuove acquisizioni della collezione internazionale di fotografia contemporanea, video e film d'artista.India e Sudamerica sono le due nuove aree geografiche esplorate da Fondazione Fotografia, recenti tappe di un percorso che dal 2008 ha toccato Estremo Oriente, Europa dell'Est, Medio Oriente e Africa. In mostra le opere di 22 artisti.Dall'India: Saman...

Ferdinando Scianna a Palermo

Ferdinando Scianna a Palermo

FERDINANDO SCIANNA E LA SICILIA DA PORTA A PORTA   Una mostra di 65 scatti fotografici (70x100 e 100x140) di Ferdinando Scianna, parte in bianco e nero e parte a colori, che ritraggono la struggente bellezza dei paesaggi siciliani. Un parterre di memorie e di suggestioni antiche suddiviso in due sedi prestigiose il Loggiato di San Bartolomeo e le Sale Duca di Montalto al Palazzo Reale dei Normanni che collegano idealmente le due Porte, l'una a est e l'altra ad ovest dell'asse...

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TECNICA: Metodo di stampa

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In questo articolo,di Claudio Macario,l'autore consiglia alcune "dritte",

per dare un tocco particolare alle nostre immagini.

 

 

Prima parte

1- Decidere quale sia stata la principale ragione formale, non generica, per cui si è scattato: quell’ombra, quella nuvola, quello sguardo, quel punto di luce.
2- Lasciare da parte i sentimenti che hanno portato a fare lo scatto: pensare “come se” la foto non l’avessimo scattata noi.

Se non si è in grado di estraniarsi dalla nostra creazione, se si è incapaci di definire con precisione pochi punti su cui costruire la stampa il risultato potrebbe risultare squilibrato.

Seconda parte

1- Decidere quale accoppiata carta/sviluppo è più adatta per far risaltare quella forma che abbiamo evidenziato all’inizio.
2- Fare grandi provini a scalare.
3- Grande provino finale, un quarto del foglio, con un tempo che evidenzi al meglio le parti decise all’inizio. Segnarsi subito a matita sul retro:diaframma /tempo /carta /sviluppo, fissarlo bene, tenerlo in archivio per una situazione analoga nel futuro.

Terza parte

1- Le immagini conviene che diano un effetto di concavità.
2- Le immagini conviene abbiano la base più scura e i fianchi più scuri, più quello di sin, meno quello di dx.
3- Più il fianco dx è scuro più lo sguardo rimbalza verso il centro, specie se la luce proviene da alto/sin.
4- I fianchi conviene che non abbiano parti bianche di confine, ma leggermente più scure della carta (così si stampa la neve), conviene che sui confini non ci siano elementi incongrui e mal tagliati.
5- I punti di bianco puro, di qualsiasi natura, devono essere pochi, per acquistare enfasi.
6- I neri non devono essere del tutto privi di particolari grigi, specie se molto estesi.

Queste considerazioni, che vengono dall’osservazione di diversi tipi di immagini, pittura,illustrazione, fotografia, devono essere tenute presenti quando si stampa un negativo non scattato da noi, cioè sempre.

Quando si stampano formati grandi, da 30x40 in su, è necessario trattare la carta con due mani quando viene movimentata tra bacinelle e deve essere prolungato il lavaggio, data la minor circolazione dell’acqua.

Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Novembre 2011 22:34
 

Stampa a luce diffusa o a luce condensata?

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Un'articolo tratto dal blog di Maurizio Agelli,che illustra le differenze trà l'una e l'altra possibilità.

 

L'ingranditore è uno strumento fondamentale della stampa fotografica in camera oscura. Si utilizza per proiettare un'immagine ingrandita del negativo su un foglio di carta sensibile, per poi ottenere una stampa. Un tempo era relativamente costoso, ma oggi lo si può trovare a prezzi abbordabili su ebay, grazie al calo della domanda determinato dal passaggio in massa alla fotografia digitale. Proprio su ebay ho acquistato recentemente un Durst M605, con in dotazione, oltre alla testa per il bianco e nero (a luce condensata), anche una testa per il colore (a luce diffusa).

Gli ingranditori a luce condensata utilizzano delle grosse lenti (condensatori) che focalizzano la luce di una lampada in un fascio luminoso che va ad attraversare il negativo. Gli ingranditori a luce diffusa utilizzano invece una scatola di diffusione che riflette la luce in tutte le direzioni, in modo che il negativo non venga attraversato da un fascio collimato.

Nella stampa a colori si utilizzano quasi esclusivamente ingranditori a luce diffusa, in quanto consentono di miscelare perfettamente diverse sorgenti di luce nei tre colori primari. Tuttavia, gli ingranditori a luce diffusa si prestano molto bene anche alla stampa in bianco e nero. Ansel Adams ne aveva rilevato i vantaggi in termini di maggiore separazione tonale nelle alte luci. A causa dell'effetto Callier, infatti, i raggi di luce collimati vengono dispersi dalle parti dense del negativo (alte luci), mentre passano indisturbati attraverso le parti meno dense (ombre). Da ciò deriva un aumento del contrasto e una "chiusura" delle alte luci [1]. Ansel Adams riporta inoltre che una stampa a luce condensata ha una maggiore acutanza, a scapito di un maggiore risalto della grana, della polvere e di eventuali difetti del negativo.

D'altro canto, Ctein ha fatto vari test, dai quali ha rilevato differenze in termini di grana, ma non di acutanza [2].

Pur avendo sempre utilizzato ingranditori a luce condensata, sarei fortemente orientato ad utilizzarne uno a luce diffusa, per i vantaggi sopra descritti. Rimango tuttavia perplesso sulla perdita di acutanza e sul rischio di avere una grana meno incisa. Disponendo di entrambe le teste (a luce condensata e a luce diffusa) ho deciso di fare anch'io alcune prove per valutare di persona le differenze tra le due tecniche di stampa.

Ho utilizzato a tale scopo un negativo 35mm, raffigurante uno scorcio di Piazza Santa Maria Novella, a Firenze. La foto è stata fatta con una Nikon F2, un 20mm e un filtro rosso. Il film è un Kodak TRI-X sviluppato in XTOL 1+1.



Ho alzato al massimo la testa dell'ingranditore, fino a ottenere un'immagine di circa 33x49cm proiettata sul piano del marginatore. Ho poi fatto due stampe 20x25cm della parte centrale di tale immagine su carta Ilford Multigrade RC, utilizzando la prima volta la testa a luce diffusa, la seconda volta la testa a luce condensata. Ho cercato di ottenere due stampe con densita e contrasto simili, impostando opportunamente il tempo di esposizione e il filtro multigrade.

In entrambi i casi ho messo a fuoco accuratamente mediante un focometro. Ho inoltre utilizzato un portanegativi con due vetri in modo da garantire la planeità del film durante l'intero test. Ho infine scannerizzato le due stampe su un Epson V700, senza applicare alcuno sharpening.

Ecco i risultati.

Stampa a luce diffusa (filtro MG 3, diaframma f8, tempo di esposizione di 37,4 secondi):



Stampa a luce condensata (filtro MG 2.5, diaframma f8, tempo di esposizione di 50,8 secondi):


Esaminando in dettaglio le stampe originali si nota subito come gli effetti della polvere e dei graffi siano decisamente meno visibili nella stampa a luce diffusa. Rimangono visibili solo i difetti più marcati.

Luce diffusa:



Luce condensata:




La differenza in termini di grana e acutanza sembra del tutto irrilevante, anche osservando la stampa con una lente di ingrandimento.


Luce diffusa (dettaglio ingrandito)



Luce condensata (dettaglio ingrandito)


L'immagine non contiene un numero sufficiente di alte luci da consentire una valutazione approfondita della separazione tonale. A giudicare dalla nuvola bianca sui tetti delle case, sembra che la separazione tonale nelle alte luci sia migliore nella stampa a luce diffusa. Tuttavia, per una valutazione più accurata occorrerebbero ulteriori test, utilizzando preferibilmente altre immagini. Le differenze in termini di separazione tonale vanno perdute a seguito della scannerizzazione della stampa, per cui sarebbe inutile mostrare in questa pagina i risultati.

La stampa a luce diffusa presenta infine il vantaggio, almeno nel caso del Durst M605, di una distribuzione più uniforme della luce, come ho potuto rilevare nel corso di un precedente test.

 
Riferimenti:
[1] Ansel Adams - The Print - Little, Brown and Company
[2] Ctein - Post Exposure - Focal Press

Il blog dell'autore:http://blog-it.maurizioagelli.com/

Il sito dell'autore:http://www.maurizioagelli.com/

 

 

L'uso dei filtri colorati nelle riprese Biancoenero

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L'autore affronta,in maniera razionale,l'uso dei filtri,menzionando pregi e difetti degli stessi.
 
 
Filtro Verde
Filtro rosso
Ultimo aggiornamento Sabato 14 Maggio 2011 17:18
 

Chimici Puri a confronto… FX-1 vs ID-11

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Articolo di ETRUSCO dà:http://blog.analogica.it/analogica-it/articoli/2011/05/chimici-puri-a-confronto-fx-1-vs-id-11/

Ultimamente nel forum si parla molto di chimici puri e convenienza di questi rispetto a quelli già pronti per l’uso.

Premetto che non mi sono mai “avventurato” nella preparazione “self made” dei chimici, però la cosa mi ha molto incuriosito ed ho cercato di capire, calcolatrice alla mano, se effettivamente conviene o meno preparare da sé il rivelatore.

Ho quindi deciso di mettere a confronto due sviluppi per certi versi agli antipodi, un classico che uso molto spesso anche io ed un rivelatore più di “nicchia” ad altissima acutanza e di difficile reperibilità.

Il rivelatore classico è l’ID-11 ilford (o D76 Kodak) mentre il rivelatore di “nicchia” che ho preso in considerazione è l’FX-1 di Geoffrey Crawley.

 

Vediamo in dettaglio la composizione chimica di questi rivelatori; per i costi ho consultato un noto sito di rivendita online (western photo).

ID-11

H20 tiepida … 750 ml

Metolo … 2 gr (costo circa 12,60 € x 100 gr)

Sodio Solfito Anidro … 100 gr (costo circa 6,60 € x 1 Kg)

Idrochinone … 5 gr(costo circa 9,90 € x 100 gr)

Borace … 2 gr (costo circa 6 € x 250 gr)

Potassio Bromuro … 1 gr (costo circa 8 € x 150 gr)

H20 per arrivare ad un litro e l’ID-11 è pronto

Considerando i costi scritti tra parentesi (vi risparmio i calcoli che sono semplicissimi) possiamo dire che per fare un litro di ID-11 si spende circa 1,50 € contro i 5 € del prodotto già pronto.

C’è quindi un bel risparmio, circa 3,50 € / litro.

I risultati sono ancora più sorprendenti per l’FX-1, vediamo la composizione ed i costi.

FX-1

Soluzione A

Metolo … 5 gr (costo circa 12,60 € x 100 gr)

Sodio Solfito Anidro … 50 gr (costo circa 6,60 € x 1 Kg)

Potassio Ioduro 0,001% (*) … 50cc (costo circa 19,68 € x 250 gr)

H20 per arrivare ad un litro

Soluzione B

Sodio Carbonato Anidro … 25 gr (costo circa 6,18 € x 250 gr)

H20 per arrivare ad un litro

Considerando i costi scritti tra parentesi (anche in questo caso vi risparmio i calcoli) possiamo dire che per fare un litro di soluzione stock A e di soluzione stock B di FX-1 si spende circa 1,66 € contro i 16,50 € del prodotto già pronto.

In questo caso il risparmio è ancora maggiore, circa 15 € / litro.

Se poi consideriamo che l’FX-1 si utilizza in diluizione 1+1+8, allora ci rendiamo subito conto di quanti rullini, con 1,66 €, possiamo sviluppare.

Considerando il 35mm e quindi 300ml di soluzione, per ogni rullo avremo 30ml di A + 30ml di B + 240ml di H20, per cui riusciremo a fare circa 33 rullini al costo approssimativo di 0,05 € / rullo.

Un bel risparmio non trovate?

 

(*) Per preparare il Potassio Ioduro in diluizione 0,001% si deve in questo modo: 1 grammo di sostanza in un litro d’acqua, di questa soluzione si prendono 100 cc e si diluiscono fino a 1 litro. Nuovamente si prendono 100 cc e si diluiscono in 1 litro. Questa è la percentuale richiesta, di cui occorrono 50 cc.

fonte internet camera

Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Maggio 2011 20:34
 

Provinatore a scalare autocostruito

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Un'aggeggio interessante,da utilizzare,nelle nostre serate in camera oscura.
Ecco il video,"girato"da Etrusco,che mostra,la sua facile realizzazione: